e

Nani e Giganti

Dramma

02

Febbraio
Quando il sole della cultura è basso, nani hanno l’aspetto di giganti. Karl Kraus

Spettacolo

Spettacolo di lettura liberamente quanto fedelmente tratto dagli atti unici di HAROLD PINTERIL BICCHIERE DELLA STAFFA”, “IL LINGUAGGIO DELLA MONTAGNA” e “PARTY TIME

In scena:

TEATRO FOCE - Lugano
Venerdì 18 Febbraio 2022 - ore 20.30
Sabato 19 Febbraio 2022 - ore 20.30
Informazioni Teatro Foce Biglietteria
TEATRO PARAVENTO - Locarno
Giovedì 24 Febbraio 2022 - ore 19.00
Informazioni

Regia e adattamento:

Filippo Prandi. Con il supporto di Giuseppe Valenti

Sinossi

“Il Bicchiere della Staffa” (“One for the Road”, 1984), “Il Linguaggio della Montagna” (“Mountain Language”, 1988) e “Party Time” (1991), tre atti unici scritti a distanza di pochi anni l’uno dall’altro dall’autore britannico Harold Pinter, maestro del teatro dell’assurdo inglese, dopo un viaggio in Turchia dove assistette agli atroci orrori della dittatura, dalle esplicite torture fino alle ipocrisie benpensanti. Succeduto all’irlandese Samuel Beckett e, come lo stesso Beckett, premiato con il Nobel per la Letteratura, Pinter ha caratterizzato il suo teatro e il suo pensiero poetico sulla base di un forte e intransigente credo politico, criticando e de costruendo l’assurdo dei più beceri sfruttamenti perpetuati dai “forti” ai danni dei “deboli”. Tre atti di poche pagine, rapidi, taglienti e connessi da un filo rosso e sanguinolento che sembra collocarli in un unico universo. Un mondo in preda ad una dittatura, fatto di “nani” che devono sottostare al potere senza pietà di altrettanti “giganti”, mostruosi esseri che si possono annidare dalle alte cariche di stato fino alle abitazioni della più intima borghesia. Tanto tragico il primo, tanto grottesco il secondo e tanto criptico il terzo, che sembra mettere la parola fine con uno strano nichilismo in grado, paradossalmente, di dare speranza. In questo spettacolo i tre atti di Pinter vivono in un unicum, per mezzo della voce di cinque attori ancorati a cinque spazi scenici. Cinque blocchi da cui vogliono disperatamente fuggire, cinque gabbie che vogliono aprire per poter vivere quella libertà sulla scena che, come ai personaggi dei testi, è negata. Un ufficio in cui avvengono interrogatori, un carcere e un appartamento. Tre ambientazioni che gli attori fanno immaginare agli spettatori, muniti di diversi costumi e interpretando diversi ruoli. A volte carnefici e a volte vittime. Un adattamento libero, ma fedele, musicale e ironicamente tragico, cantato e declamato, che attraversa tematiche narrate da Pinter alla fine degli anni 80 del 900, ma perfettamente riscontrabili nella moltitudine di soprusi, politici e non solo, vissuti ancora al giorno d’oggi.

Rassegna

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Carlo Tomeo Teatro

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